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Aree protette

PARCO NATURALE DELL'ALTA VALSESIA E DALL'ALTA VAL STRONA

Rocce e boschi della Val Grande Incisioni rupestri

Il Parco Nazionale della Val Grande, racchiuso fra le montagne dell'Ossola e il Lago Maggiore, tutela l' “area wilderness più grande d'Italia”. Qui il termine wilderness non indica luoghi selvaggi e incontaminati dalla presenza dell'uomo, ma il lento ritorno della natura dopo la cessazione delle attività umane. Taglialegna e alpigiani abitarono questa zona fino alla fine della seconda guerra mondiale e le tracce della passata presenza umana sono ancora ben evidenti: mulattiere, alpeggi, terrazzamenti, vestigia di teleferiche, ma anche antiche incisioni rupestri. In seguito all'abbandono della valle la natura ha ripreso a recuperare i suoi spazi e nel giro di 50 anni il territorio ha assunto un aspetto impervio e selvaggio. Nel 1977 la Val Grande è stata individuata dall'Associazione Italiana per la Wilderness come una delle aree del settore più interessanti a livello internazionale, anche se l'idea di costituire un parco era nata già nei primi anni '50 e nel 1971 erano state riconosciute la Riserva naturale integrale del Pedum e la Riserva naturale orientata del Mottac.
Il Parco Nazionale Val Grande è stato istituito il 2 marzo 1992 sul territorio dei comuni di Beura Cardezza, Caprezzo, Cossogno, Cursolo Orasso, Intragna, Malesco, Miazzina, Premosello Chiovenda, San Bernardino Verbano, Santa Maria Maggiore e Trontano. Nel 1998 il territorio protetto si è ampliato includendo la frazione Colloro e una parte dei comuni di Aurano e Vogogna.

ENTE DI GESTIONE DELLE AREE PROTETTE DELLA VALSESIA

E' stato istituito il 1 gennaio 2012 per una gestione unica del Parco Naturale Alta Valsesia e del Parco Naturale del Monte Fenera: al nuovo Ente è stata affidata in gestione anche l'Alta Val Strona, inglobando così nell'area protetta un'importante porzione delle montagne cusiane.

Parco Naturale Alta Valsesia

Le Caldaie del Sesia

Il Parco Naturale Alta Valsesia, nato nel 1979, tutela un territorio che si estende per circa 6500 ettari; occupa le testate della Valsesia, Val Sermenza e Val Mastallone, interessando i comuni di Alagna, Rima, Carcoforo, Rimasco, Fobello e Rimella ed estendendosi fino ai 4559 m della Punta Gnifetti sul Monte Rosa: per questo si può considerare un parco alpino per eccellenza ed è il parco il più alto d’Europa.
In gran parte dell'area le forme del paesaggio sono state disegnate dall'azione dei ghiacciai, che per secoli hanno costituito l’elemento predominante della Valsesia e ancora oggi rendono straordinariamente suggestivo lo scenario del territorio di Alagna. La presenza dei ghiacciai influisce sull’ecosistema del parco, caratterizzato a seconda delle quote dal larice– che costituisce veri e propri boschi ad Alagna e Carcoforo- praterie alpine e, ancora più in alto, da specie pioniere degli ambienti più estremi; nelle zone della Val Mastallone predomina invece il bosco misto di faggio e abete bianco. Nel parco trovano il loro habitat ideale le tipiche specie alpine: stambecchi, camosci, marmotte, caprioli, galli forcelli, lepri variabili e l’aquila reale.

Parco naturale del Monte Fenera

Il monte Fenera Concrezioni nelle grotte del Monte Fenera

Prende il nome dal monte Fenera, altura solitaria e dalla forma arrotondata che spicca in bassa Valsesia, ben visibile dalle pianure novaresi e vercellesi. Nato nel 1987, si estende per circa 3378 ettari. La presenza di rocce carbonatiche, poco frequenti in Valsesia, è messa in evidenza da numerose grotte, dalla flora particolare e dalle testimonianze archeologiche, sia antiche che recenti. In questo scrigno di rarità naturalistiche si trova una vegetazione tipica di suoli calcarei, dove spiccano la dafne alpina (Daphne alpina), la vite selvatica (Vitis vinifera) o lingua cervina (Phyllitis scolopendrium). Anche tra gli animali si osservano specie poco frequenti, come la cicogna nera, molto rara, il picchio muraiolo, il falco pellegrino. Le grotte si trovano sul suo versante occidentale: alcune sono molto importanti dal punto di vista archeologico e paleontologico poiché sono stati rilevati i segni della presenza, circa 50.000 anni fa, dell’uomo di Neanderthal, unici in tutto il territorio piemontese; più tardi anche l’Orso delle Caverne (Ursus Spelaeus), estintosi 20.000 anni fa, si è rifugiato negli anfratti del Fenera.

RISERVA SPECIALE DEL SACRO MONTE DI VARALLO

Il Sacro Monte di Varallo

Il Sacro Monte di Varallo, ubicato in Valsesia (VC) a 600 metri d’altezza su di uno sperone di roccia sovrastante l’omonima cittadina, è un articolato complesso architettonico e artistico, composto da quarantacinque cappelle e una chiesa. I quarantacinque edifici sono popolati di affreschi e sculture a dimensione reale che raccontano la vita di Cristo. Dipinti e statue furono realizzati fra la fine del XV e il XVIII secolo ad opera dei maggiori artisti piemontesi e lombardi del periodo: Gaudenzio Ferrari, Morazzone, Tanzio da Varallo, Giovanni d’Enrico, Dionigi Bussola.
Il Sacro Monte è anche un bell’esempio di parco-giardino, con tipiche essenze arboree e alberi monumentali, organizzato in parte secondo i modelli del giardino all’italiana, con siepi, viottoli e in parte secondo criteri più naturalistici come nelle zone boscose di faggio del Vallone dell’Inferno. La dimensione urbana delle due piazze storiche risente invece del concetto architettonico di “città ideale”, realizzato con edifici monumentali e prospettici di rilievo monumentale. Dal 2003 il Sacro Monte di Varallo, unitamente ad altri sei Sacri Monti piemontesi (Belmonte, Crea, Domodossola, Ghiffa, Oropa e Orta) e a due lombardi (Ossuccio e Varese), è stato iscritto nella lista dei beni Unesco “Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia”.

Il Sacro Monte di Varallo è di proprietà del Comune di Varallo ed è un Area Protetta della Regione Piemonte, istituita dal 1980, che ne cura la tutela, la conservazione e la promozione tramite l’Ente di gestione dei Sacri Monti, che dal 2012 ha accorpato le precedenti Riserve Naturali speciali degli altri Sacri Monti del piemontesi.

 

RISERVA SPECIALE DEL SACRO MONTE DELLA SS. TRINITÀ DI GHIFFA

Il Sacro Monte di Ghiffa

La Riserva speciale del Sacro Monte della SS. Trinità di Ghiffa sorge a 360 metri di quota, su un terrazzo naturale che si affaccia sul lago Maggiore: si tratta di un complesso architettonico di impianto barocco, di cui è ignoto l'autore.
L'insieme, incompiuto, è compreso nei circa 200 ettari di Riserva Naturale, dove sono presenti anche numerosi sentieri e cappellette votive. Il luogo di culto esisteva già alla fine del XVI sec. e si è sviluppato in meno di due secoli. Il fulcro del complesso è il santuario dedicato alla SS. Trinità, edificato sulle mura di un antichissimo Oratorio. Dal 1987 è presente l'Ente di gestione che si occupa della manutenzione degli edifici e del parco, degli aspetti promozionali e di valorizzazione dell'ambiente.
Dove non sono presenti edifici l'area è interamente occupata dal bosco di latifoglie, in prevalenza castagno, accompagnato da querce, tigli, aceri, frassini, betulle, ontani e specie arbustive come tasso, agrifoglio, pungitopo, nocciolo e nespolo. Le conifere, dove presenti, sono invece impianti artificiali. Questo ambiente ospita varie specie di mammiferi, fra cui caprioli, scoiattoli, volpi, ghiri e tassi. Tra le numerosissime specie di volatili sono presenti la poiana, il nibbio bruno, il gheppio, il gufo, la civetta, il picchio, la ghiandaia, l’usignolo, la cornacchia grigia e molte altre.
Nella riserva è presente una ricca rete sentieristica, che comprende sentieri tematici e attrezzati, aree attrezzate per la sosta e pic-nic; è possibile svolgere numerose attività didattiche, culturali, turistiche e sportive sia al Sacro Monte o lungo gli itinerari naturali predisposti; dal 2002 è anche in funzione il Centro di Accoglienza turistica, costituito dal Centro informazioni e dal Centro Visita.
A partire dal 2003, insieme agli altri Sacri Monti piemontesi e lombardi, il Sacro Monte di Ghiffa fa parte del Patrimonio Mondiale dell'Umanità riconosciuto dall'UNESCO.
Per approfondimenti: www.sacromonte-ghiffa.com

RISERVA NATURALE DEL FONDO TOCE

Canneto nella Riserva Naturale di Fondo Toce

La Riserva Naturale del Fondo Toce è stata istituita nel 1990: comprende l'ultimo tratto del fiume Toce, là dove si getta nel Lago Maggiore, e parte della piana alluvionale di Fondotoce. È una tipica zona umida, importante relitto di ambiente umido in un’area di intenso insediamento umano: aree di questo tipo sono ormai rare, poiché ridotte drasticamente dalle opere di bonifica, ma sono tra gli ambienti più ricchi e preziosi dal punto di vista naturalistico. La riserva occupa una superficie di circa 360 ettari, nel territorio dei comuni di Verbania (Fondotoce), Gravellona Toce e Baveno (Feriolo) e ospita un importante centro-studi sulle migrazioni dell’avifauna. All'interno dell'area infatti un ampio canneto è un punto di sosta e di nidificazione per numerose specie di uccelli. L'importanza di questa zona è rafforzata dall'esistenza di una specie vegetale endemica: la Castagna d’acqua, presente nell’ultimo tratto del canale di Fondotoce. La Riserva fa capo all'Ente di gestione delle aree protette del Ticino e del Lago Maggiore, istituito nel 2009, che oltre all'area di Fondotoce gestisce il Parco naturale del Ticino, il Parco naturale dei Lagoni di Mercurago, la Riserva naturale dei Canneti di Dormelletto e la Riserva naturale di Bosco Solivo.

RISERVA NATURALE ORIENTATA DELLE BARAGGE

Mappa Gentiana Pneumonathe Mantis religiosa

All'interno del geoparco troviamo ambienti che ricordano sorprendentemente la savana africana, tanto da essere soprannominate “savana del biellese”: sono le Baragge. Sul lato orientale del fiume Sesia, nel triangolo compreso fra Gattinara, Romagnano e Ghemme, si estende la baraggia del Piano Rosa mentre nei comuni di Gattinara, Lozzolo e Roasio si trova parte delle baragge vercellesi.
Si tratta di altipiani formati dai resti di antiche e vaste pianure, costituiti da depositi fluvioglaciali e fluviali accumulati fra 750.000 a 135.000 anni fa (Pleistocene medio) in seguito all'azione erosiva di torrenti e ghiacciai sulle zone montuose e collinari.
Successivamente la rete idrografica si approfondì, erodendo e smantellando gran parte di queste pianure, generando altri depositi più recenti a quota inferiore e lasciando solo alcuni lembi sopraelevati delle antiche pianure. Questi antichi depositi furono inoltre ricoperti da una coltre sottile e discontinua di sabbie e limi giallastri di origine eolica, il Loess. In alcune zone affiorano anche depositi più antichi, di origine deltizia e marina e spesso contenenti fossili: testimoniano la presenza di un grande golfo marino, fra 5.2 e 1.8 milioni di anni fa.
La vegetazione tipica di questi ambienti è costituita da praterie e brughiere dove prevalgono le alte erbe, anche se non mancano zone boschive.
L'ambiente baraggivo è particolarmente adatto all'insediamento degli uccelli, dei quali sono state censite ben 167 specie, di cui una settantina nidificanti e alcune specie ormai rare nella pianura padana.
Per approfondimenti:  www.baraggebessabrich.it/pagine/baraggia.html

OASI

Oasi Zegna

Chiesa di San Bernardo

E' un progetto di valorizzazione e tutela dell'ambiente nato nel 1993; è la naturale eredità dell'opera che Ermenegildo Zegna, imprenditore tessile, avviò negli anni '30 nel territorio circostante il paese di Trivero, sede del Lanificio Ermenegildo Zegna. Si tratta oggi di un'area delle Alpi Biellesi ampia circa 100 km2, situata fra Trivero e la vicina Valle Cervo e in grado di offrire strutture ricettive e sportive, percorsi tematici con pannelli divulgativi, oltre a proporre numerose attività culturali.
A mezza costa all'interno dell'area si snoda la strada conosciuta come “Panoramica Zegna”che collega Trivero all'adiacente Valle Cervo e offre un eccezionale panorama sulla Pianura Padana, dalle cime della Lombardia fino alla piramide del Monviso.
Simbolo dell'Oasi è un coleottero endemico della zona, il raro Carabus olympiae: molto ambito dai collezionisti, ha rischiato l'estinzione negli anni '90 ed è ora tutelato grazie al progetto europeo LIFE Carabus.
L'Oasi Zegna ha ottenuto, nel 2014, il patrocinio del FAI- Fondo Ambiente Italiano, con il quale collabora in progetti di valorizzazione e salvaguardia ambientale.
www.oasizegna.com

Oasi Naturale Bosco Tenso

Radura nell’Oasi di Bosco Tenso

L'oasi del Bosco Tenso, nel comune di Premosello Chiovenda, si estende per circa 22 ettari; è stata istituita nel 1990 su territorio di proprietà comunale ed è protetta da vincolo paesistico.
L'Oasi didattica è gestita dal WWF in collaborazione con il Comune: al suo interno si trovano un sentiero natura con pannelli e bacheche, un'aula didattica all'aperto, un capanno per l'osservazione fauna, aree di sosta e panchine; dispone anche di un'area attrezzata con cucina e ampi spazi coperti.
Il terreno su cui si estende il "Bosco Tenso" è alluvionale: ghiaioso-sabbioso in profondità; sabbioso - limoso in superficie a causa delle periodiche esondazioni del Fiume Toce che così, insieme al "Rio dei Rughetti" e il "Rio del Ponte", mantiene il suolo umido.
Tutta l'area è coperta da un fitto bosco misto di latifoglie che segue per buona parte della sua lunghezza il corso del Rio dei Rughetti. Le essenze arboree che caratterizzano il bosco sono Frassini, Tigli, Querce, Pioppi neri, Salici, Ontani bianchi, Olmi di montagna, Aceri, Ciliegi mentre fra gli arbusti troviamo Noccioli comuni, Tigli, Gelsi, Ciliegi, Ginestre spinose, Pioppi ibridi, Frassini, Rovi.
Numerose- ben 40- sono le specie di uccelli nidificanti fra cui Picchio verde, Corriere piccolo, Colombaccio, cuculo, Allocco, Torcicollo, Usignolo, Luì verde, Fringuello, Verzellino, Cardellino, Canapino, Scricciolo, Cinciallegra, Cincia mora, Rampichino, Verdone, Martin pescatore, Cormorano, Albanella reale, Sparviere, Quaglia , Pavoncella, Calandrella, Rondine montana e molte altre specie di uccelli migratori o svernanti.
Sono presenti anche molte specie diverse di farfalle.
Per approfondimenti: www.comune.premosello.vb.it/ComSchedaTem.asp?Id=18309

Oasi naturalistica "Pian dei Sali"

Bosco di conifere e latifoglie

L'Oasi del WWF "Pian dei Sali" si trova nel comune di Malesco, in Val Vigezzo: la si incontra in un'area pianeggiante che si apre dopo i tornanti di Scopello, prima di raggiungere la frazione Finero. È un altopiano che si estende per circa un ettaro e mezzo, caratterizzato da un tipico ambiente umido di montagna: vi si incontra una specie di rana in grado di vivere anche oltre i 2500 metri di quota, la rana temporaria, la specie anfibia qui maggiormente diffusa e che è contraddistinta da un mantello bruno-aranciato.
Tra le altre specie animali è possibile incontrare il capriolo, il camoscio e il cervo, ma anche il picchio, il gufo reale, l'allodola e la volpe.
Intorno all'oasi i pendii sono ricoperti da boschi di conifere e latifoglie; al suo interno è presente anche una zona interessante dal punto di vista geologico.
L'area è aperta al pubblico dalla primavera all'autunno: è possibile usufruire di un percorso-natura, un’area pic-nic e un campo sportivo. Vale la pena segnalare anche un particolare curioso: la presenza di una meridiana azimutale “a uomo”, dove è l’ombra della persona a indicare l’ora incisa nella pietra.
Link: www.vallevigezzo.eu/il-pian-dei-sali/

RETE NATURA 2000

Per conservare la biodiversità l'Unione Europea ha definito nel 1996 una rete coerente di ambienti da tutelare, la cosiddetta Natura 2000, la cui tutela è obbligatoria per legge. Si tratta di “una rete ecologica europea coerente di Zone Speciali di Conservazione”, nata con l’obiettivo di garantire il mantenimento e, all’occorrenza, il ripristino di uno stato di conservazione soddisfacente dei tipi di habitat naturali e delle specie europee a rischio (rare, minacciate o vulnerabili), nella loro area di ripartizione naturale.
Nell'ambito di salvaguardia dell'ambiente naturale la Regione Piemonte ha posto sotto tutela oltre l’otto per cento della superficie regionale, istituendo fino ad oggi 69 aree protette alle quali si aggiungono 2 parchi nazionali (Gran Paradiso e Val Grande). Quasi la metà del territorio classificato nell’ambito di Rete Natura 2000 è compreso nelle Aree Protette piemontesi.
La Rete Natura 2000 è costituita da due tipologie di aree:
- i Siti di Importanza Comunitaria (SIC), individuati ai sensi della Direttiva comunitaria “Habitat” 92/43/CEE. 123 sono quelli identificati in Piemonte e 60 quelli compresi nelle Aree Protette;
- le Zone di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi della Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE, individuate per la conservazione dell’avifauna in via di estinzione e di quella migratrice.
Nel Sesia Val Grande Geopark si trovano le seguenti aree: Fondo Toce, Greto del torrente Toce, Val Grande, Campello Monti, Monte Fenera, Val Sessera, laghetto di S. Agostino, Val Mastallone, Alta Valsesia.
http://www.regione.piemonte.it/parchi/cms/rete-natura-2000/rete-natura-2000-in-piemonte.html
http://gis.csi.it/parchi/parte01.pdf

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Un territorio da scoprire

un grande parco da visitare

Parco Nazionale
 
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  Ass. “Supervulcano Valsesia”
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