Geodiversità

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Geodiversità

Il valore della diversità

La geodiversità di un territorio è intesa come la naturale varietà di rocce, minerali, fossili, processi geologici, geomorfologici e pedologici, ovvero di tutti quei processi abiotici che creano le condizioni necessarie allo sviluppo della vita sulla Terra.

In Piemonte, la  Legge Regionale n. 23/2023 “Disposizioni per la conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio geologico”  riconosce l’interesse pubblico della geodiversità e del patrimonio geologico e identifica nei geositi e nei geoparchi elementi di particolare valore scientifico, culturale e paesaggistico, promuovendone la conservazione, il miglioramento della conoscenza e della gestione, la valorizzazione scientifica, didattica, culturale e turistica anche attraverso l’istituzione di un catasto regione dei geositi.

Una finestra sulla crosta terrestre

Il territorio del Sesia Val Grande Geopark contiene una straordinaria varietà di rocce e forme del paesaggio che derivano da diversi processi geologici: tutta l’area mostra ancora oggi gli effetti delle numerose vicende che l’hanno trasformata in centinaia di milioni di anni.

L’importanza della geologia del Sesia Val Grande Geopark è legata alla possibilità di riconoscervi diversi processi orogenetici: quelli che hanno formato dapprima antiche catene montuose ormai scomparse, e poi, quelli responsabili della genesi delle Alpi, prodotto dello scontro fra il continente africano e quello europeo. Si tratta di fenomeni che hanno portato alla luce rocce molto profonde della crosta terrestre e del mantello, ora visibili in una delle più spettacolari sezioni geologiche al mondo. In sequenza, vi si osservano diversi tipi di rocce, da quelle più profonde (rocce plutoniche e metamorfiche) a quelle più superficiali (rocce vulcaniche e sedimentarie). Pur coinvolte nella collisione fra i continenti, queste rocce hanno mantenuto caratteristiche distintive, riconducibili a precedenti vicende geologiche. Pertanto, esse costituiscono un modello di riferimento per l’interpretazione dei dati scientifici sulla crosta continentale.

A rendere ancora più straordinaria la sezione geologica del Geoparco è l’esistenza, nella sua parte meridionale, del cosiddetto “Supervulcano del Sesia”. Vi si riconoscono le rocce appartenenti al suo profondo sistema di alimentazione e alla sua caldera, formatasi con un’eruzione esplosiva.
A nord ovest del Supervulcano, lo scontro fra i continenti ha invece profondamente trasformato le rocce, generando una struttura geologica molto complessa. Le enormi forze in gioco hanno fratturato la crosta terrestre, impilandone i frammenti gli uni sugli altri come in un gioco di carte e piegando le rocce, rese duttili da temperature e pressioni elevatissime. L’insieme di questi processi ha trasformato gli stessi minerali che costituiscono le rocce, formandone di nuove: le rocce metamorfiche.

“Confine” fra i due continenti, l’uno conservato in modo eccezionale e l’altro trasformato profondamente, è la Linea Insubrica: si tratta di un insieme di spaccature allineate (faglie), lungo le quali si sono concentrati i movimenti tettonici della crosta terrestre durante le ultime fasi dell’orogenesi alpina.

La geomorfologia modellata dal tempo

Le montagne del geoparco non conservano solo testimonianze dei fenomeni interni del nostro pianeta: vi si trovano pure splendide forme di modellamento della superficie da parte dei ghiacciai, con le loro espansioni e i loro ritiri, e da parte dei fiumi: processi ancora attivi di cui è possibile osservare sia l’azione che gli effetti.
Insomma, nelle diverse rocce e forme del paesaggio del Geoparco possiamo leggere numerose vicende di una lunghissima storia geologica: una “geodiversità” che ci racconta di antichi oceani, continenti in movimento, vulcani e glaciazioni. Si tratta di un vero e proprio patrimonio geologico: non solo testimonianze delle dinamiche del nostro pianeta, ma anche fenomeni che hanno profondamente influito sullo sviluppo della cultura locale.

Itinerari di alta quota e cambiamento climatico

Gli itinerari d’alta quota permettono di osservare da vicino gli effetti del cambiamento climatico, in particolare negli ambienti glaciali e periglaciali. Il ritiro dei ghiacciai, la comparsa di nuovi laghi e la trasformazione dei versanti raccontano processi ancora in corso, ben visibili lungo questi percorsi. Questi ambienti rappresentano anche una risorsa fondamentale per l’uomo: vere e proprie “torri d’acqua” che alimentano fiumi, acquedotti e attività montane. I geotrail aiutano così a comprendere il valore dei servizi ecosistemici abiotici e il delicato equilibrio tra natura e presenza umana nelle alte quote.

Passo dei Salati nel massiccio del Monte Rosa

Val d’Ossola

Versante valsesiano del Monte Rosa

Ghiacciai del versante valsesiano del Monte Rosa da Capanna Regina Margherita

Lago di Baranca in Val Mastallone

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Il marmo di Candoglia e il Duomo di Milano

Nelle cave di Candoglia, in alta Val d’Ossola, si estrae da secoli un marmo rosa pregiato, formato da antiche rocce metamorfiche.
Dal 1387 è la pietra ufficiale del Duomo di Milano, e tutt’oggi i blocchi destinati alla cattedrale vengono marchiati con la sigla “A.U.F.” (Ad Usum Fabricae) e trasportati lungo il fiume Toce e il Ticino.
Questo legame tra geologia e cultura rende Candoglia un simbolo del legame profondo tra pietra, arte e tradizione.

La pietra ollare

Roccia scistosa tenera dal colore verde cenerino, composta da talco e magnesite, facilmente lavorabile e resistente alle alte temperature, è stata utilizzata fin dalla preistoria per creare pentole e manufatti ed costituisce una risorsa storica fondamentale del territorio del Sesia Val Grande Geopark.

Cava Madre di Candoglia da cui si estrae il marmo rosa per il Duomo di Milano

Il Castello, affioramento di pietra ollare, nella Valle del Basso

Bassorilievo in marmo rosa che rappresenta in carta l’area di Candoglia

Masso nel Comune di Malesco da cui si estraeva la pietra ollare

Il Duomo di Milano in marmo di Candoglia

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