Alpe Massucco
Due cave di pregiato marmo bianco si trovano a Rassa nella Val Sorba, in località Massucco, poco a valle dell’alpe Artorto. Per questo si parla indifferentemente di marmo dell’Artorto o del Massucco. Testimonianze di queste cave si ritrovano già in documenti del 1818. Lo scavo principale è situato alla quota di 1800 m sul versante settentrionale della valle e si inoltra nella montagna per circa 50 metri con un dislivello di circa 3 metri. Sono evidenti le tracce di un’ampia mulattiera e di una costruzione le cui travi di copertura erano fissate nella roccia.
Si narra che attrezzi arrugginiti siano stati ancora ritrovati sul posto non molti decenni or sono. Sono tuttora visibili numerosi graffiti, la maggior parte risalenti all’ultimo periodo (la seconda metà del XIX secolo) in cui la cava fu utilizzata. Numerosi detriti marmorei di piccole dimensioni sono presenti sulla pietraia sottostante alle cave, fino al greto del torrente.
L’interessamento della Fabbriceria del Duomo di Milano, ricordato da Luigi Ravelli, avveniva attorno al 1700. Il progetto non giunse tuttavia a buon fine per la mancanza di strade d’accesso, alla costruzione delle quali, dal Massucco a Varallo e Novara, necessitava un’ingente somma. Molti manufatti in marmo del Massucco sono presenti in tutta la Valsesia (battisteri, acquasantiere, lapidi, ecc) e confermano quanto antico sia stato lo sfruttamento della cava, se non altro per ricavarne marmo per scultura.
Le vene calcaree della Val Sorba erano utilizzate anche per la produzione di calce. A tale scopo furono utilizzati anche i numerosi detriti marmorei delle cave del Massucco: ne fanno fede i resti di forni da calce che si trovano nei dintorni. Lungo il sentiero che raggiunge l’alpe sono stati restaurati antichi forni da calce, testimonianza delle attività che si svolgevano fino a pochi decenni fa in questi luoghi. Nei forni, a partire dalle rocce calcaree, si otteneva la calce in polvere. La calce così prodotta veniva esportata, soprattutto nell’alta Valsesia.