Cava di Cilimo
Nel territorio di Roccapietra e della valle del Pascone è testimoniato tra XVII e XVIII secolo l’approvvigionamento del cosiddetto “marmo verde” di Cilimo, il cui distretto estrattivo viene descritto nel 1773 come dislocato nel letto del torrente, sulla montagna della Colma e lungo la strada della Colma, sia verso il versante verso Orta che verso la zona di Roccapietra fino al Sesia, «particolarmente nel cantone detto di Cilimo».
Sembrano datare al primo Ottocento i progetti finalizzati a uno sfruttamento sistematico dei fronti di cava, da affiancare alla consueta ricerca di elementi erratici (blocchi di serpentine carbonatate a tremolite o oficalce): si registrano infatti nel 1824 prospezioni al fine di «scoprire trovanti di marmo verde o d’altro genere e foss’anche la cava de’ medesimi» condotte dai marchesi D’Adda per rifornire le «fabbriche» dei palazzi di Milano e Varallo.
Con i primi decenni del Novecento le attività estrattive del «marmo verde antico di Varallo» si intensificano, assumendo connotazioni industriali e interessando i versanti più alti della valle del Pascone, per poi ridursi rapidamente e scomparire nel secondo dopoguerra.
Oggi si incontrano scendendo dall’alpe Piaggia ormai solo pochi frammenti, è ciò che resta di un masso erratico sfruttato per l’estrazione.