Lago del Marmo-Sella di Scaredi
Il Lago del Marmo, una delle mete escursionistiche più note della Valle Vigezzo, è presente, insieme a tutta l’area dell’Alpe Scaredi, nell’Inventario Nazionale dei Geositi di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Il lago occupa una conca di sovraescavazione glaciale, cioè un’area erosa in maniera maggiore dal ghiacciaio, delimitata verso valle
da una soglia di roccia, in questo caso di marmo bianco, ben visibile anche da lontano. Il lago è perenne in quanto alimentato, durante i mesi privi di copertura nevosa, da acqua di sorgenti situate alla base della cresta Cortechiuso-Laurasca. Nei dintorni sono presenti depressioni più evolute, che hanno subito interramento naturale divenendo col tempo torbiere, caratterizzate da un alto valore ecologico.
Per quanto riguarda le rocce, l’area del Lago del Marmo è caratterizzata da marmi e anfiboliti del Dominio Sudalpino. Il marmo è composto da calcite e, localmente, da minerali silicatici; ha un aspetto granulare che ricorda lo zucchero (per questo chiamato anche marmo saccaroide). Il marmo è una roccia solubile: in presenza di acqua molto ricca in anidride carbonica possono attivarsi processi carsici che scolpiscono sugli affioramenti rocciosi forme di dimensioni variabili come scannellature (karren), solchi a doccia e vaschette di corrosione.
La sella dove si trova l’Alpe Scaredi, lungo la cresta Cimone di Straolgio–Laurasca, è una depressione scavata dal ghiacciaio, favorita dalla presenza di rocce più erodibili a causa dell’attività della Linea Insubrica. In questa zona sono evidenti rocce montonate, zone depresse dette conche di sovraescavazione, strie e solchi, tutte forme dovute all’abrasione operata dal detrito trasportato alla base del ghiacciaio. Si tratta degli effetti del modellamento operato dai ghiacciai che nel Pleistocene (periodo che va da 2.58 milioni a 11.7 mila anni fa) occupavano la Valle Loana e la Val Portaiola.
Dal punto di vista geologico, nei pressi della sella dell’Alpe Scaredi, passa la Linea Insubrica che separa le rocce della Zona del Canavese (es. filloniti e filladi) e del Dominio Austroalpino (es. gneiss), situate a Nord e intensamente deformate durante l’orogenesi alpina, dalle rocce del Dominio Sudalpino (es. anfiboliti), situate a Sud e che hanno subito solo una leggera deformazione. Le filladi, che affiorano nella sella glaciale, sono costituite da abbondanti miche e lenticelle bianche di quarzo, ben evidenti in rilievo sugli affioramenti, poiché il quarzo è più resistente delle miche all’azione erosiva del ghiacciaio