Monte Fenera
Il Monte Fenera è la testimonianza di una lunga storia geologica e di numerosi processi. 250 milioni di anni addietro, infatti, il mare giunse a ricoprire aree in precedenza emerse; questa trasgressione marina è testimoniata dalle rocce chiamate “arenarie” che costituiscono i sedimenti di una piana costiera alimentata dagli apporti alluvionali dei corsi d’acqua provenienti dall’entroterra.
Con l’avanzare del mare, cominciarono a svilupparsi organismi quali spugne e coralli, tipici di una barriera corallina e nei milioni di anni che seguirono, mentre i fondali sprofondavano sempre più, i coralli, in una corsa contro il tempo, dovettero costruire le loro barriere sempre più in alto. In un clima di tipo tropicale, si depositarono i resti di esseri viventi costituiti da carbonato di calcio che formarono sedimenti di spessori di alcune decine di centinaia di metri, contenenti i gusci di organismi ormai estinti.
Quando il mare regredì e la sedimentazione cessò, le rocce, derivanti dalla compattazione e trasformazione dei suoi originari sedimenti calcarei, cominciarono a subire il processo che avrebbe portato alla creazione della complessa rete di grotte, gallerie cunicoli e pozzi del sistema carsico del Monte Fenera.
Nelle migliaia di anni che seguirono, il Calcio (elemento contenuto nelle rocce carbonatiche) venne dapprima portato in soluzione dalle acque circolanti ricche di anidride carbonica, per poi essere in parte depositato nuovamente, andando a formare le svariate concrezioni che costituiscono le stalattiti, stalagmiti, colonne, vaschette che si possono incontrare nelle 80 grotte della montagna.
Durante il processo di formazione della catena alpina le rocce vennero sollevate e inclinate verso sud e finirono per costituire quel bellissimo monte che oggi noi tutti conosciamo, che si erge, quasi come un’isola, sul territorio della bassa Valsesia: il Monte Fenera.
La storia più recente, quella delle ultime centinaia di migliaia di anni (il periodo delle glaciazioni quaternarie) ha visto la presenza di svariati animali che hanno occupato le cavità più grandi e luminose: l’orso delle caverne, l’orso bruno, il leone, il leopardo, la lince, il lupo, la volpe; un essere vivente singolare le ha inoltre occupate a partire da 300.000 anni fa: l’Uomo di Neanderthal.
Arrivando ai giorni nostri, vediamo che gli attuali occupanti delle grotte sono specie particolarmente adattate agli ambienti sotterranei privi di luce, tanto da aver perso la loro pigmentazione, non possedere occhi e aver sviluppato altri organi sensoriali.