Via Geoalpina
Un percorso tra dominio Alpino e Sudalpino, un viaggio spazio-temporale tra paleo-continenti (quello africano e quello europeo), un cammino su rocce della crosta profonda e del mantello terrestre, un palinsesto di paesaggi fisici e naturali: questo è la tratta della Via GeoAlpina che si dipana in sette tappe lungo la Linea Insubrica il più importante lineamento tettonico delle Alpi, che nella tratta sottesa al Parco Nazionale e al Geoparco assume il nome di Linea del Canavese.
Una diversità geostrutturale, litologica e geomorfologica tra le più importanti non solo dell’arco alpino, ma del mondo, che costituisce un modello unico per l’interpretazione dei dati geofisici della crosta continentale, e che assume lineamenti e peculiarità paesaggistiche e ambientali che possono essere scoperte di tappa in tappa.
Il percorso, praticamente disegnato sulle linee tettoniche del Canavese e del Pogallo-CMB, percorre longitudinalmente la struttura interna della Zona Ivrea-Verbano (tappe 1A, 5, 6, 7), quella Sesia-Lanzo (tappe 6-7) e, trasversalmente, il Massiccio dei Laghi con la Serie dei Laghi, lo Strona Ceneri e gli Scisti dei Laghi (tappe 1B, 2 e 3).
Le variazioni litologiche sono sottolineate da una parte dalla morfologia dei versanti che diviene molto aspra, ad esempio nella Zona lvrea-Verbano, caratterizzata da impervi e articolati versanti, o lungo la Linea del Pogallo, nella gola dove scorre il rio omonimo, con gli ortogneiss, rocce massicce e assai resistenti all’erosione, con i versanti che diventano quasi verticali ed il sentiero sospeso a sbalzo sulla parete. Dall’altra una geodiversità litologica che oltre a determinare tanti cromatismi nel paesaggio (dagli ocra delle peridotiti ai neri delle Kinzigiti, i bianchi marmi del lago omonimo), mostra eccezionalmente rarità di rocce normalmente localizzate a 30-35 km di profondità.
Delle diversità litologiche danno conto, in particolare, gli allestimenti tematici che si trovano lungo le tappe 1B, 3 e 6, oltre che la sezione geologica del Museo del parco di Malesco, il Museo di Sumbughetto ed i laboratori geologici (GeoLab) di Gurro e Vogogna. Rispetto agli assetti orogenetici strutturali, alla varietà di percorsi e di paesaggi concorrono infine i sistemi geomorfologici, quali quelli degli esiti fluvio-glaciali di varie epoche, in particolare quelle del Quaternario. Emblematici sono, non solo il grande intaglio a U della valle del Toce ove scendeva il ghiaccio dell’Ossola, che si attraversa tra Vogogna e Pieve Vergonte (tappe 6 e 7), ma anche una pluralità di elementi quali i terrazzi fluviali (corte di Pogallo), i depositi glaciali (abitato di Cursolo, Orasso, Gurro), le morfologie glaciali con l’addolcimento dei versanti meridionali della Colma di Premosello (tappa 3), delle cime Mater e Colmine (tappa 1), del Bavarione (tappa 1B), i circhi glaciali praticamente lungo tutte le tappe, le rocce montonate (tappa 1e 6), i massi erratici di Montevecchio e Gurro (tappa 1), le forre del Cannobino, del Pogallo, del Rio Val Grande (tappe 1, 3, 5).
Infine, la presenza e la quantità dei diversi tipi litologici hanno favorito una cultura della pietra, ed il suo farsi “storia”, come nel caso più eclatante del marmo rosa del Duomo di Milano, cultura materiale che si coglie diffusamente nelle tipologie e nei manufatti che improntano ampi settori delle tappe geoalpine.
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LE TAPPE
Descrizione, tempi di percorrenza e altre informazioni utili di ciascuna tappa sono disponibili ai seguenti link:
Tappa 1 Cursolo – Rifugio di Pian Vadà
Tappa 1a Piancavallo – Pian Vadà
Tappa 2 Rifugio di Pian Vadà – Alpe Curgei
Tappa 3 Alpe Curgei – Alpe Pian di Boit
Tappa 4 Alpe Pian di Boit – Alpe Scaredi
Tappa 5 Alpe Scaredi – Alpe La Colma