Massiccio del Monte Rosa
Il massiccio del Monte Rosa è una catena a pieghe e a falde di ricoprimento, formato principalmente da antichi gneiss e micascisti di origine europea (Dominio Pennidico) di età precambriana (oltre 550 milioni di anni fa) profondamente modificati da imponenti fenomeni di metamorfismo (sia prealpino che alpino), interessati da complesse dislocazioni tettoniche sviluppatesi in seguito allo scontro tra la placca europea e quella africana. Tale processo (iniziato circa 65 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo) ha dato luogo a un raccorciamento crostale, al sollevamento delle falde rocciose, al ripiegamento e scorrimento delle stesse le une sulle altre e quindi alla nascita della Catena Alpina.
La formazione geologica a cui appartengono la maggior parte delle rocce di cui è costituito questo massiccio montuoso è la Falda del Monte Rosa.
Essa è costituita essenzialmente da paragneiss alluminiferi di alto grado metamorfico a biotite-granato-quarzo-k-feldspato-sillimanite-plagioclasio-muscovite, spesso listati, nei quali si sono intrusi graniti e filoni aplitici di età tardo-ercinica (300 milioni di anni) trasformati poi dal metamorfismo alpino. Tra questi ultimi il litotipo più diffuso è un ortogneiss granitico a due miche, facilmente riconoscibile per la presenza di grossi cristalli di ortoclasio che gli conferiscono una struttura ghiandolare (da qui il nome di “ghiandone”). A questo litotipo si associano ortogneiss granitici a grana minuta e infine ortogneiss aplitici, spesso a struttura occhiadina, che costituiscono un esteso complesso filoniano, riconoscibile come un insieme di grandi bande chiare all’interno dei paragneiss. L’orogenesi alpina ha spesso trasformato queste rocce in micascisti e paragneiss micaceo-granatiferi dove abbonda la mica bianca e il granato rossastro anche in grossi cristalli. Intercalate ai micascisti e ai paragneiss, si trovano numerose ofioliti (rocce basiche di origine oceanica), in genere rappresentate da anfiboliti ed eclogiti talora associate a marmi (Zona di Fürgg).
Al di sopra della Falda del Monte Rosa si trova la Zona Piemontese dei Calcescisti con Pietre Verdi. Essa corrisponde ad un antico bacino oceanico costituito sia da plutoniti e vulcaniti basiche sottomarine (raggruppate col termine di ofioliti), sia da sedimenti marini calcarei e silicei (che si rinvengono oggi sotto forma di calcescisti, marmi e quarziti). La Falda Piemontese si suddivide in due elementi strutturali: uno inferiore, dove prevalgono nettamente le ofioliti di grado metamorfico medio-alto (per il raggiungimento di maggiori profondità lungo il Piano di subduzione) e uno superiore, dove alle rocce di origine sedimentaria si alternano ofioliti di grado metamorfico medio basso. Nell’unità inferiore si rinvengono così serpentiniti (talora molto laminate), anfiboliti, eclogiti, sempre dall’aspetto massiccio e di colore scuro, metagabbri, flasergabbri; in alcune zone si rinvengono quarziti a manganese e filoni di gabbri rodingitici con arricchimenti in granato ed epidoto per reazioni metasomatiche delle serpentine con le rocce incassanti.
Nell’unità superiore troviamo calcescisti argenteo-marroni, filladi, marmi impuri e quarziti associati a prasiniti dal caratteristico colore verde chiaro punteggiato di bianco, serpentiniti scure e compatte, subordinati gabbri metamorfici ed anfiboliti. Il contatto di origine tettonica tra la Falda del Monte Rosa e la Zona Piemontese è spesso caratterizzato dalla presenza di serpentiniti molto scistose e fogliettate e da livelli di talcoscisti e cloritoscisti di colore verde-chiaro sbriciolati e untuosi al tatto; questo tipo di struttura è la testimonianza degli intensi processi di deformazione meccanica che si sono sviluppati durante l’impilamento delle falde.
Durante le fasi finali dell’orogenesi alpina (nell’Oligocene inferiore, circa 32 milioni di anni fa) a causa dello sviluppo di intense dislocazioni tettoniche, si ebbe risalita di fluidi idrotermali caldi, ricchi in silice, lungo le fratture e lungo i piani di scistosità delle rocce della Falda del Monte Rosa. Raffreddandosi verso la superficie, i fluidi rilasciarono il loro carico minerale, formando filoni e vene, composti prevalentemente da ganga di quarzo con oro disseminato e solfuri come la pirite, che si estendono dalla Valle Anzasca, alla Valsesia fino alla Val d’Ayas. Questi filoni costituisco il distretto minerario aurifero più importante d’Italia.
I ghiacciai del Monte Rosa inclusi nel territorio del Geoparco sono Bors, Piode, Locce Sud, Sesia e Vigne. Si possono osservare anche glacionevati quali: Parrot, Puio e Otro. I ghiacciai sono i protagonisti del paesaggio naturale dell’alta Valsesia. La loro posizione tra le famose vette del Monte Rosa ha portato alla loro osservazione da parte di alpinisti e naturalisti fin dal XIX secolo.